Haiti: terra di dolore e speranza

16.07.2010

Mercoledì 14 luglio alle ore 13.00 presso la Sede della missione diplomatica di Haiti a Roma, è stata organizzata una conferenza stampa per fare il punto sul cammino di ripresa del paese e accelerare il coordinamento degli aiuti. A prendervi parte alcuni esponenti di organismi internazionali, di governo e rappresentanti di organizzazioni, voluta dall'Ambasciatrice, la Signora Géri Benoit, e patrocinata dal Comune di Roma e dalla prima cittadina di Roma, la Signora Isabella Rauti Alemanno. 

Una domanda nasce spontanea a distanza di sei mesi dall'apocalittico terremoto che ha risucchiato nelle viscere della terra un paese in ginocchio ormai da tanto tempo e con una lunga storia di disastri naturali e corruzione politica alle spalle: quale futuro per la gente di Haiti?
La devastazione del sisma è enorme, nonostante si registrino qua e là piccoli segni di ripresa. A volte si ha l'impressione che il tempo si sia fermato, che le lancette abbiano smesso di scorrere sul quadrante dell'orologio che segna ancora l'ora del terribile sisma.  Le rovine, le case accartocciate su se stesse, i monumenti crollati, l'acre odore che esala dalle macerie, sono un segno tangibile che poco o quasi niente è cambiato da allora. Con il terremoto sono stati riportati danni ad alcune canalizzazioni sotterranee  dell'acqua potabile soprattutto nella città settentrionale di Port-de-Paix, dove si cerca di intervenire per favorire l'accesso all'acqua ed evitare la contaminazione dell'acqua. La gente si aggira ancora stordita e incredula tra il mucchio di macerie che hanno sepolto e cancellato per sempre le attese, i progetti, i sogni di un popolo che ha sempre conosciuto l'asprezza della vita ma che non ha mai smesso di sperare.

L'emergenza, dunque continua, e nessuno sa dire, quando finirà. Lo sgombro delle macerie va a rilento e la gente continua a scavare a mano per racimolare quel poco che è rimasto sotto il cumulo di detriti.

In un paese dove i minori costituiscono il 46% della popolazione, il cosiddetto "esercito dei bambini-fantasma", circa 800mila, aspetta un futuro. Si tenta di ricostruire la storia dei bambini "soli", creando una data base che aiuti a risalire alla famiglia d'origine e allontanare, così lo spettro del traffico minorile. Fonti sicure rivelano che prima del sisma, almeno 50 mila bambini abbandonati vivevano negli orfanotrofi e il 70 per cento aveva un genitore singolo. L'instabilità familiare e lo stato di abbandono che ha sempre caratterizzato questo paese, sembra aver raggiunto dimensioni allarmanti.
La realtà, nonostante l'ondata d'entusiasmo che ha smosso la coscienza mondiale e accelerato l'intervento umanitario, è ancora drammatica a causa dell'inadeguatezza dei mezzi e della difficoltà di organizzare l'enorme macchina degli aiuti.
Le Figlie di Maria Ausiliatrice di Port-Prince s'impegnano ogni giorno per ridonare il sorriso a tanti bambini che oltre ai mezzi di prima necessità hanno bisogno di calore e affetto, di chi garantisca loro un futuro sereno e speranzoso. Le salesiane lavorano senza sosta tra la gente per ascoltare e dare una mano alla ricostruzione delle loro vite. Anche se le necessità sono tante e i mezzi a disposizioni insufficienti, la forza d'animo degli haitani non smette di sorprenderci. Improvvisare un piccolo mercato sopra le macerie, per esempio, è un espediente intelligente per sopravvivere, creando uno spazio vitale fatto di gesti semplici, carichi di quotidianità. Il bisogno di tornare ad una vita normale, è quello che la gente di Haiti vuole.
Sì, è vero, c'è ancora tanto da fare, ma anche tanto da cambiare nella mente degli uomini! Haiti non ha solo bisogno di contributi finanziari per l'immediato tamponamento dell'emergenza, ma soprattutto di progetti a lungo termine perché la gente diventi finalmente protagonista della propria rinascita. Progetti che abbraccino la vita e il benessere della gente, salvaguardino la salute, la stabilità familiare, l'igiene, le risorse alimentari, soprattutto l'educazione. Progetti che contribuiscano a creare dalle macerie dei pregiudizi, delle politiche dello sfruttamento ideologico e della povertà, un paese forte e meglio organizzato, sempre più fiero di appartenere ad una nazione di uomini e donne che sanno lottare e credere.
"Ann vansé", ossia "andiamo avanti", è il motto che il popolo haitiano ha scelto per uscire dalla crisi ed al quale deve unirsi il mondo intero. Un'espressione di coraggio e determinazione da parte di un popolo che non ha smesso di cantare sulle rovine del proprio paese, che sa trovare la forza di danzare nelle lunghe notti che precedono l'alba e rinvigorito dalla fede di chi li ha preceduti, continua a camminare verso il proprio riscatto. Ecco le parole di Padre Mark Hyde, direttore di Salesian Mission, durante una delle sue visite ad Haiti: "Ho appreso una bella lezione dal popolo haitano, che mi ha fatto vedere come si conserva la fede e la speranza anche in mezzo alla morte e distruzione. Noi tutti dovremmo imparare da loro coraggio e ottimismo, soprattutto dai bambini, che trovano ancora la gioia di vivere anche nelle cose più semplici. Ho visto dei giovani in una delle tendopoli giocare a calcio con una bottiglia di plastica vuota, utilizzare detriti per farne giocattoli a forma di macchina o camion o altro veicolo che potevano immaginare. Dio benedica tutti loro"!






 
 
           

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