I "Desplazados", un'umanità in cammino

02.08.2010

Medellin "la città dell'eterna primavera", immersa in una valle a un'altitudine di 1.500 metri è una continua meta di 'desplazados': una moltitudine errante ... che si sposta sotto la minaccia dei fucili", com'è stato scritto dalla scrittrice colombiana, Laura Restrepo. Ogni giorno questo capoluogo accoglie una folla di uomini, donne e bambini appartenenti in prevalenza alla comunità campesina, indigena e afro-colombiana. Un esodo ininterrotto di essere umani che ha perso ogni diritto e avere, che sfugge alla povertà e soprattutto alla violenza di gruppi paramilitari, guerriglie e ai focolai di criminalità comune e organizzata. Le "comunas", baraccopoli simili alle favelas del Brasile, sono purtroppo le uniche dimore disponibili nella periferia delle città. Senza soldi, senza casa, la vita quotidiana è dura da affrontare. Dunque, la situazione degli sfollati, vittime ogni anno di sfruttamento a fini economici è drammatica. L'opera educativa delle Figlie di Maria Ausiliatrice si svolge proprio qui, tra la gioventù del quartiere El Rincòn, con corsi di alfabetizzazione, promozione della donna, attività parrocchiali e sostegno alimentare. I bambini 'desplazados' costituisce più del 50% del totale della popolazione e sono la fascia più a rischio. La loro incolumità fisica e psicologica è oggetto di premure e obiettivo d'iniziative di solidarietà e recupero. Molti bambini sono orfani almeno di un genitore e hanno subito traumi che solamente l'amore e gli interventi di educatori professionali  possono guarire. Le suore spesso devono assolvere il ruolo di genitori là dove le figure parentali sono insufficienti e quando l'autostima e la fiducia sono compromesse o in pericolo, occorrono strategie di reinserimento per dare un senso di stabilità alle loro esperienze di vita.
L'assistenza alle famiglie, oggetto di insicurezza sociale e discriminazione, una priorità assoluta. Amorevolezza e stima, le chiavi che aprono il cuore umano in preda allo scoraggiamento dell'impoverimento progressivo, o alle lusinghe di un guadagno facile, le basi indispensabili per rapporti educativi e di amicizia in grado di infondere coraggio, fiducia e alimentare la speranza e l'ottimismo. E' fondamentale accostarsi a questi fratelli non come dispensatori di mezzi o soluzioni immediate, ma come persone calate nelle problematiche e nelle lotte quotidiane di quanti vivono alla giornata e chiedono solo che il diritto alla sanità, all'alimentazione, alla scolarità e soprattutto a una vita normale, sia restituito e finalmente riconosciuto. Perciò sarà indispensabile offrire un nuovo progetto di vita con la ricerca di soluzioni condivise e l'impegno di proteggere e promuovere i diritti umani. Mettersi in gioco significa camminare, credere, sognare insieme per valorizzare il dono inestimabile della vita, punto di partenza di ogni intervento educativo.  Comprendere che la fiducia e la stima di sè sono il primo gradino per sconfiggere il tarlo dello scoraggiamento e lottare contro un sistema fagocitante che risucchia l'uomo nella spirale di un' indifferenza che paralizza. Trasformare la realtà a volte è difficile se non addirittura impossibile, ma scoprire nel profondo dell' essere l'inestimabile ricchezza della propria umanità, risvegliare intuizioni e risorse interiori capaci di elevare la condizione dell'uomo è un impulso di crescita e sviluppo, un imperativo cui non si può rinunciare. Formare uomini autentici, spalancare un orizzonte di energie nuove, trasformare i gesti quotidiani celebrandoli, dare forma alla speranza uscendo dal solco del pessimismo che permea la vita di tanti, dare concretezza ai progetti finalizzati a massimizzare abilità e risorse, significa intraprendere il cammino verso il riscatto della propria vita e dell'intera comunità.
"Non esiste nel mondo un luogo, per quanto disperato o disagiato possa essere, nel quale sia impedita la costruzione di un futuro migliore se si investe sul valore delle persone".






 
 
           

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