“Il futuro si chiama Africa”

07.09.2010

L'Africa, terra di magia e contrastanti bellezze, è un affascinante viaggio attraverso culture, miti e impenetrabili misteri. Tradizioni antichissime, riti tribali e cerimonie religiose sono l'espressione più autentica di una devozione popolare, ricca di sentimento e passione. Una memoria collettiva che si tramanda nel tempo per continuare a vivere nell'oggi della storia.
L'Africa da qualcuno definita "un continente in profonda trasformazione", è una realtà affascinante ma tanto complessa e contraddittoria. Il suo volto deturpato da guerre, disparità economiche, ingiustizie sociali, malattie e fame, è spesso dimenticato da governi, organizzazioni internazionali e persino dai mass-media. L'occidente industrializzato è chiamato oggi a riconoscere le proprie responsabilità storiche e attuali nei confronti del "pianeta Africa", ferito dai devastanti prodotti di una politica di sfruttamento e dalle lunghe lotte fratricida.
Nel rapporto 2010 pubblicato dal "Fund for Peace and Foreign Policy Magazine" (Fp), è emerso che cinque nazioni: Somalia, Ciad, Sudan, Zimbabwe e Repubblica Democratica del Congo sono tra i cosiddetti "Stati falliti". Si tratta di cinque paesi senza un governo stabile, dilaniati da continue guerre civili interne e con sacche di popolazioni che vivono all'estremo della povertà. Il reddito pro capite, l'accesso ai servizi sanitari, all'educazione, ai beni primari e alimentari, risentono della fragilità politica e sociale che caratterizza questo continente.
La Somalia dei signori della guerra, situata nel Corno d'Africa, da un ventennio è ormai un paese senza stabilità politica ed economica. Recenti scontri nelle strade di Mogadiscio, definita la "terra di nessuno", sono scoppiati tra i soldati del governo transitorio somalo e i militanti islamici. Un'ennesima escalation di violenza che sembra non arrestarsi! Alcuni civili hanno perso la vita nell'esplosione all'Hotel Muna, a pochi chilometri dal palazzo presidenziale e altri sono rimasti gravemente feriti.
Il lavoro di mediazione da parte della comunità internazionale per stabilire la pace e garantire alla popolazione somala il ritorno alla normalità, è continuamente minacciato dai clan in lotta fra loro.
Benedetto XVI qualche settimana fa, nel corso dell'udienza generale a Castel Gandolfo, ha assicurato la sua vicinanza alla popolazione somala, vittima dell'odio e dell'instabilità. "Auspico - ha detto il papa - che con l'aiuto della comunità internazionale, non si risparmino gli sforzi per ristabilire il rispetto della vita e dei diritti umani".
Diverso appare, invece il quadro politico del Ciad e del Sudan, entrambi coinvolti nel dramma del Darfur. Un "continuo status di pace armata" sembra caratterizzare i due paesi. Nel maggio 2009, il governo del Ciad accusava il Sudan di appoggiare l'incursione di gruppi ribelli. Inoltre, la loro posizione strategica favorisce ancora oggi i flussi migratori clandestini verso le coste nord africane e la diffusione d'idee jihadiste che, "dal Corno d'Africa, si propagano nel cuore del Sahara, fino ad arrivare nel lontano Maghreb".
Lo scorso aprile, in Sudan si sono svolte le prime elezioni multipartitiche, mentre un referendum sull'indipendenza del sud e sul possesso dei giacimenti petroliferi a metà tra il nord e il sud del paese, è previsto per il 9 gennaio 2011.
Il presidente Robert Mugabe ormai da anni al potere in Zimbabwe, è stato rieletto per l'ennesima volta, lo scorso 27 giugno. Durante l'inaugurazione in parlamento della nuova legislatura, il partito d'opposizione ha accusato Mugabe di genocidio. All'orizzonte s'intravede il rischio di una vera e propria guerra civile qualora non si arrivi ad una concreta risoluzione dei problemi interni del paese.
La popolazione della Repubblica Democratica del Congo è a rischio di una nuova guerra etnica sotto l'oppressione del presidente Joseph Kabila accusato di mancato rispetto dei diritti umani e crimini contro l'umanità nei confronti dei suoi oppositori. Human Right Watch ha lanciato un accorato appello per un immediato intervento della comunità internazionale a sostegno della popolazione.

Un'immagine complessa ma inquietante quella che emerge da questo rapporto! Una terra "dolce e violenta, piena di luce e misteriosa". Esiste, però un'altra Africa, quella della gente che ama la vita, che si oppone agli odi etnici, alle condizioni economiche difficili, che sa resistere alle dittature e crede nel proprio riscatto.

Ecco alcuni stralci da un'intervista di Jean Ping, presidente della Commissione dell'Unione Africana, pubblicata dal numero di Settembre del mensile delle Missioni Comboniane ‘Nigrizia', intitolata "Il futuro si chiama Africa".

"Non molto tempo fa regnava l'afropessimismo: si diceva che l'Africa era un continente perduto, la terra di tutti i mali, e che non c'era nulla da fare. Oggi il linguaggio è cambiato: l'Africa è vista come ‘nuova frontiera' e - forse esagerando - come ‘il futuro dell'umanità'. Si moltiplicano le richieste di partenariato. Tutti vogliono avere relazioni con noi: Europa e Unione europea (Ue) già da tempo; oggi anche Cina, Giappone, Corea, India, Turchia, mondo arabo. Lo scorso aprile è iniziato un partenariato con gli Usa. Il linguaggio è cambiato perché sono cambiati i fatti...."
L'Africa ha un miliardo di abitanti; nel 2020, ne avrà 1,4 miliardi. Ciò significa un mercato considerevole. La superficie stessa del continente è importante: 10 volte l'Europa, 4 volte gli Usa, 10 volte l'India. C'è il deserto, è vero, ma ci sono anche vastissimi territori arabili. I tassi di crescita sono stati importanti negli ultimi anni. E se nel 2009 s'è registrato un passo indietro, quest'anno avremo un +1,3%. Nel 2011 è previsto un +4,7%. Ci sono, inoltre, fatti nuovi.

Abbiamo molte difficoltà a governare bene, e noi continueremo a denunciare la corruzione, le violazioni dei diritti dell'uomo, ecc. Si tende però a confondere l'Africa con uno o due paesi, dimenticando i molti che hanno registrato successi. In America - ma anche altrove - spesso si pensa che l'Africa sia tutta e solo Somalia, cioè guerra e conflitti. Invece, nessuno può dire che Ghana, Sudafrica o Capo Verde sono sinonimi di malgoverno. In una ventina di paesi la governance è buona e non ci sono problemi di corruzione, di mancanza di democrazia o di alternanza. È sbagliato generalizzare. ... Oggi l'Africa è in grado di parlare con una sola voce ... "

Africa...
un viso macilento di bimbo stremato da fame e dolore ...
Africa...notizie di morte ingolfano la ragnatela della rete telematica.
Africa...immagini cruente riempiono pagine di riviste...
La storia dell'Africa ... resiste, inventa, sogna, lavora ...
sì esiste l'Africa di Uomini e Donne che ignorati dai più, tenacemente inventano l'altra Africa dell'impegno, della resistenza fatta di sangue e sudore.
Sta emergendo: silenziosa come le sue savane.
Tenace come i suoi uomini.
Stupenda come i suoi cieli stellati.
Coraggiosa come le sue donne;
e contro ogni malsana previsione
continuano a generarLe vita
e scrivere pagine inedite
di Storia di un'altra Africa.

(L'Altra Africa di Elisa Kidané)

 

 

 

 

 






 
 
           

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