Appunti di viaggio di Sr. Giovanna Montagnoli
13.09.2010Sono da poco tornata, con sr. Giuseppina Barbanti, dalla Patagonia e in cuore mi riaffiorano tanti ricordi!
Junin de Los Andes, provincia del Neuquén (Argentina), è stata la prima tappa del nostro viaggio.
Ad accoglierci, al nostro arrivo, oltre alla comunità e ai docenti della scuola, c'è sr. Luigina Silvestrin, una giovane suora italiana missionaria, che sarà la nostra guida in terra argentina.
Junin de Los Andes è per "il mondo salesiano" la terra dove è vissuta Laura Vicuna, l'adolescente beatificata da Giovanni Paolo II. E' una ridente cittadina che negli ultimi anni è diventata meta di pellegrinaggi.
Nel collegio, sede operativa di un progetto di cooperazione internazionale VIDES: "Promozione sociale ed economica della comunità mapuche, attraverso la valorizzazione dell'identità culturale indigena", sono accolte le ragazze mapuche o criollas ed è loro offerta la possibilità di frequentare una scuola tecnica o magistrale.
Visitando i vari laboratori previsti dal progetto e frequentati da giovani residenti e non, ci congratuliamo con i docenti per l'ottima realizzazione e ci auguriamo che questi corsi possano sempre più diventare luoghi di formazione e di avviamento al lavoro.
Un'attività molto importante per la missione è visitare le famiglie, raggiungere ognuno nella propria abitazione, prendere atto delle vere necessità e cercare in qualche modo di intervenire.
Nei giorni seguenti, accompagnate da sr. Luigina, raggiungiamo anche noi Ruca Choroi e Atreico, piccoli paesini della Cordigliera per incontrare le famiglie dei bimbi che, come VIDES, sosteniamo a distanza.
Prima tappa Ruca Choroi. Il viaggio è lungo e faticoso, ma offre la vista continua di un paesaggio incantevole.
Lungo le strade bianche della cordigliera si alzano zone aride e pietrose con oasi verdi che nascondono le "estancias". Incontriamo molti fiumi e attraversiamo tanti ponti, il più lungo quello sul fiume Malleo ci annuncia che siamo quasi giunte al confine con il Cile.
Le cime svettanti imbiancate di neve, i fiumi e i laghetti limpidi riflettono paesaggi da sogno eppure è difficile vivere in questi posti magnifici! C'è ancora tanta neve, il freddo è intenso, ma soprattutto c'è un vento sferzante che costantemente accompagna lo scorrere dei giorni e che rovina la pelle. I volti dei bambini hanno la pelle screpolata e solcata da rughe nonostante la loro tenera età.
Le casupole, spesso di fango pressato, sono disseminate sui pendii, in zone riparate dalle intemperie e vicino a sorgenti d'acqua. All'interno c'è buio, solo un tavolino fatto di assi al centro della stanza e vicino al muro tappezzato di giornali, alcune panche che servono di giorno per accogliere le visite e di notte per riposarsi.Una stufa di lamiera completa l'arredamento.
I Mapuche di queste comunità vivono di pastorizia. Posseggono pochi animali, solitamente pecore e capre allevate con grandi difficoltà per la scarsità di pascoli. Lo scorso anno, con l'aiuto di alcuni benefattori italiani, siamo riusciti a comperare alcuni capi di bestiame con lo scopo di migliorare la razza ed ora ne vediamo i risultsati.
Le uniche entrate delle famiglie sono date dalla vendita della lana grezza o filata, di alcuni lavori artigianali fatti al telaio o col pinon, frutto dell'araucaria pianta tipica della Cordigliera andina.
Molte donne Mapuche, soprattutto le più anziane, non sanno né leggere né scrivere. Eppure fanno bellissimi lavori di simmetria con la lana tinta con colori naturali ottenuti facendo bollire determinate radici di piante.
Quasi ovunque, in queste zone, negli ultimi anni è stata portata la luce elettrica e, grazie ad un progetto, in tutte le case c'è una radio che abitualmente, non avendo né telefono né altro, serve per le comunicazioni di ogni genere.
Anche il nostro arrivo è annunciato per radio e nell'arco di poco tempo inizia una commovente processione di famiglie che raggiungono la casa delle Suore per ringraziarci degli aiuti ricevuti durante l'anno. Mentre parliamo ci viene offerto il mate segno che la nostra presenza è gradita. Il mate segna sempre il ritmo lento della conversazione. Per i Mapuche il tempo è finalizzato all'incontro. Non mostrano mai fretta, quando accolgono o visitano qualcuno!!
Conversiamo con gioia con i bambini che stanno tutti bene e che sono contenti di poter frequentare la scuola. Sono convinti che lo studio sia indispensabile per poter sognare un avvenire migliore.
Sul tardi un cielo trapuntato di stelle accompagna il nostro ritorno.
Il giorno seguente visitiamo i bambini di Atreico. Lasciata la ridente cittadina di Junin de los Andes, ci sentiamo subito avvolti da una nuvola di polvere che ci accompagnerà per tutto il viaggio. Le strade, non sempre ben definite, sono difficoltose e solo la guida prudente e sicura di sr. Isabel ci fa giungere sane e salve.
Quanta povertà! Fatichiamo a comprendere dove siano i locali della missione, ma al termine di una scala di legno (poco sicura) giungiamo in una specie di soppalco dove con tanto amore Sr. Isabel raduna i bambini per le varie attività e per poter offrire loro la merenda. Il cuore si fa piccolo e non possiamo trattenere le lacrime.
Il passa parola è immediato! In un attimo siamo circondate da tanti bambini felici perché "è arrivata la suora!!!!"
Ci invitano nella loro casa per il rito del mate, ma è impossibile accontentare tutti e decidiamo di fare merenda insieme nei locali della scuola.
Alcune mamme ci chiedono un pezzo di carta per poter scrivere un grazie al "padrino" (sostenitore) del loro figlio. Siamo commosse. In questi villaggi non esistono servizi postali, per poter spedire le lettere devono andare alle città vicine e non tutti se lo possono permettere. Il nostro arrivo è una grande opportunità per far sentire il loro grazie!
Il freddo è pungente e non abbiamo la possibilità di accendere il fuoco. La cioccolata calda portata da sr. Isabel è una vera manna per questi piccoli.
A sera salutiamo tutta la comunità e riprendiamo il cammino. E' stata un'esperienza molto bella, anche se scioccante per la povertà in cui vive la maggior parte dei bambini che sosteniamo.
Lungo la strada un silenzio carico di riflessioni ci avvolge: perché loro e non io?
Altra tappa la comunità di San Ignacio, terra dei Namuncurà situata nella precordigliera del Neuquén. Più di cent'anni fa, in questo posto passò uno dei primi missionari salesiani: Don Cagliero, inviato in Patagonia da don Bosco stesso.
In questa comunità nacque e visse Ceferino Namunccurà, un giovane indio, ora ritenuto santo e le cui spoglie, dal 2009, sono conservate in un piccolo mausoleo dalla forma tipica del "cultrun", piccolo tamburo di legno e cuoio, utilizzato nei raduni periodici di preghiera dei Mapuche. L'urna è stata depositata all'interno di una roccia al centro del tempio.
Anche questa comunità è poverissima, l'accoglienza è la loro grande ricchezza!!
La popolazione indigena, Mapu (terra) Ce (gente), chiamata quindi ‘Gente della Terra', ha vissuto per quasi 10.000 anni, senza una propria identità culturale, lingua ed abitudini. Nel genocidio dell1879, noto come "la conquista del deserto", furono massacrati più di 1.300 Mapuche, privati delle loro terre e costretti a vivere nelle zone più fredde e inospitali della regione montuosa.
Ancora oggi questa popolazione è nel mirino di speculatori e uomini d'affari che vogliono impadronirsi del resto delle terre. Si tratta, dunque di un popolo che lotta da più di cinquecento anni per riprendersi i propri ‘spazi ancestrali', la propria storia, l'idioma originario: il Mapundugun, l'identità culturale e l'esercizio dei diritti politici, civili e sociali.
I Mapuche si distinguono per la fierezza del loro carattere e il forte attaccamento alla terra e alle tradizioni. A causa della povertà e del basso livello d'educazione, la popolazione è costretta spesso a lasciare le aree rurali ed accettare occupazioni mal retribuite e precarie.
La scolarizzazione rappresenta per i Mapuche un efficace strumento di riscatto e integrazione.
Lasciato il Neuquén raggiungiamo Bahia Blanca e proseguiamo il viaggio per visitare i bambini della Provincia del Chubut.
Uno scenario naturale completamente diverso: altipiani, steppe ed enormi estensioni semidesertiche che si estendono fino all'Oceano Atlantico.
Alla bellezza dei paesaggi si associa sempre tanta povertà dovuta alla mancanza di lavoro e all'aridità della terra.
Fortin Mercedes - General Conesa - Carmen de Patagones - Viedma - Trelew - Rawson sono le tappe del nostro viaggio.
Sono cittadine ben tenute, ma che nascondono un altro tipo di povertà.
Incontriamo bambini e famiglie stupende tutte riconoscenti per gli aiuti che ricevono.
Ovunque ci ripetono con riconoscenza che con gli aiuti ricevuti dalla missione possono far studiare i loro figli e tentare di dare loro un avvenire migliore.
Ho potuto constatare e posso garantire che gli aiuti sono più che utili, anzi spesso sono il solo loro mezzo di sostentamento.
Sono convinta che questi bambini così poveri che tentiamo di aiutare, siano loro stessi il grazie più bello che possiamo ricevere e, sapere che i nostri sacrifici servano a qualcuno, ci possa riempire di gioia.
Grazie!
Tweet



