"Libertà Religiosa, Via per la Pace"
05.01.2011
Gli ultimi eventi che hanno preceduto l'entrata del 2011: la strage dei cristiani copti ortodossi davanti alla Chiesa dei Santi (Al-Qiddissine) nel quartiere di Sidi Bishrad ad Alessandria d'Egitto, gli scontri causati dall'intervento dell'esercito ad un mese dalle elezioni dei governi locali, durante le celebrazioni del Natale a Jos, capitale dello stato centrale nigeriano di Plateau e più a nord, a Maiduguri, capitale dello stato di Borno, hanno puntato i riflettori sul tema dell'intolleranza religiosa e sul mancato riconoscimento di uno dei diritti fondamentali dell'uomo. Infatti, l'articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo dice espressamente: "Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti."
Nel suo primo Angelus del 2011, Papa Benedetto XVI ha espresso il suo profondo "dolore" per il "grave attentato contro la comunità cristiana compiuto ad Alessandria d'Egitto" Atti di terrore e di violenza - ribadisce il papa - che offendono "innanzitutto Dio e l'umanità" e ha invitato i fedeli a "perseverare nella fede e nella testimonianza di non violenza che ci viene dal Vangelo". Si rivolge anche "alla cara terra dell'Iraq, che nel suo cammino verso l'auspicata stabilità e riconciliazione continua ad essere scenario di violenza e attentati". Nell'ultima Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, si leva " un incoraggiamento alle comunità cattoliche in Iraq e in tutto il Medio Oriente a vivere la comunione e a continuare ad offrire una coraggiosa testimonianza di fede in quelle terre" e ai Responsabili delle Nazioni, l'esortazione ad "una fattiva solidarietà verso di esse". Il Pontefice ha invitato tutti a pregare per la pace e per un "autentico progresso" per le popolazioni della Somalia, del Darfur e della Costa d'Avorio. Ha implorato stabilità politica e sociale per il Madagascar, sicurezza e rispetto dei diritti umani in Afghanistan e in Pakistan. Ha invitato al dialogo fra Nicaragua e Costarica e per la riconciliazione nella Penisola Coreana. Ha ricordato che "Colui che è nato a Betlemme è venuto a liberare l'uomo dalla radice di ogni schiavitù."
Gli attacchi ai cristiani - ha detto il Papa - sono una "minaccia alla sicurezza e alla pace, essi impediscono la realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale. "Come negare il contributo delle grandi religioni del mondo allo sviluppo della civiltà?", chiede Benedetto XVI, sottolineando che "la sincera ricerca di Dio ha portato ad un maggiore rispetto della dignità dell'uomo". Nella libertà religiosa, infatti, trova espressione la specificità della persona umana, che per essa può ordinare la propria vita personale e sociale a Dio, alla cui luce si comprendono pienamente l'identità, il senso e il fine della persona.
Negare o limitare in maniera arbitraria tale libertà, continua ancora Benedetto XVI, significa coltivare una visione riduttiva della persona umana ... generare una società ingiusta, rendere impossibile l'affermazione di una pace autentica e duratura di tutta la famiglia umana". Il papa nella 44a Giornata Mondiale della Pace, celebrata lo scorso 1 gennaio, ci ricorda che libertà e rispetto sono inscindibili, "nell'esercitare i propri diritti i singoli esseri umani e i gruppi sociali, in virtù della legge morale, sono tenuti ad avere riguardo tanto ai diritti altrui, quanto ai propri doveri verso gli altri e verso il bene comune" La libertà religiosa è dunque un bene fondamentale, essa "non è patrimonio esclusivo dei credenti, ma dell'intera famiglia dei popoli della terra" e si fonda sulla relazione con gli altri in quanto alimenta lo spirito di solidarietà, di coesione sociale, di integrazione e promuove la ricerca del bene comune. La libertà religiosa non può essere strumentalizzata o imposta con la forza, al fine di "mascherare interessi occulti e per l'accaparramento di risorse o il mantenimento del potere da parte di un gruppo". In una società sempre più multi-etnica e multi confessionale, le grandi religioni sono un elemento unificante, "un fattore di unione e di pace, e non di divisione e di conflitto".




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