"2011: l'Anno del Volontariato"

17.01.2011

"Riscopriamo l'Esperienza"

In occasione del 10° anniversario dell'Anno Internazionale del Volontariato delle Nazioni Unite, tenutosi nel 2001, il 2011 è stato dichiarato "l'anno europeo del volontariato". Un momento di riflessione per l'intero terzo settore in Italia, "sulle sue prospettive di sviluppo e, all'interno di esso, sul ruolo delle organizzazioni di volontariato". Tra gli obiettivi: riconoscere le attività del volontariato, consolidare le organizzazioni del terzo settore e accrescere la consapevolezza dell'importanza del volontariato oggi.

Riportiamo, ora alcune riflessioni di Edoardo Patriarca, portavoce del Forum permanente del terzo settore su: "Anno del Volontariato, Riscopriamo l'esperienza".

"Il 2011 è stato proclamato dall'Unione Europea "Anno del volontariato". E' una bella occasione per avviare una riflessione seria, e direi appassionata, sul volontariato in Italia che è prima di tutto una "esperienza", un servizio al prossimo che più ha bisogno, e più in generale un servizio al bene comune del territorio in cui vive.
Se ne parlerà tanto, probabile che molti discetteranno retoricamente sui valori della gratuità e del dono. Destra e sinistra si contenderanno la titolarità delle celebrazioni tirando per la giacchetta i volontari, assai lontani da queste dinamiche. C'è davvero da augurarsi che sia l'Anno di coloro che il volontariato lo fanno, e non di quelli che lo scrivono e lo studiano. Quanti libri, quante ricerche sparse per l'Italia sono state pubblicate per testare lo stato di salute dei volontari in Italia. Il censimento nazionale che Istat avvierà nel 2011 - censimento che dedica una sezione ad hoc per il terzo settore - ci darà il quadro aggiornato sull'universo non profit italiano.
Mi permetto di proporre agli amici volontari qualche spunto di riflessione: ho vissuto in un'associazione, l`Agesci, nata - non come sigla ma come scautismo cattolico - nel 1916, tutta composta di volontari, compresi i presidenti nazionali cui vengono rimborsate, rigorosamente, solo le spese sostenute nello svolgimento delle proprie funzioni.
Anzitutto coltivate-coltiviamo con dedizione il valore della gratuità - che non è dare cose gratis - in un tempo che lo ha negato e oscurato, nell'illusione che tutto il mondo funzionasse solo con la logica dello scambio degli equivalenti. La gratuità è un modo di vivere la vita e di pensarla, è un modo di vivere il proprio lavoro, è la bussola che governa le relazioni.
Non siate corporativi, non difendete troppo le opere che avete costruito: se le opere non sono più utili a rispondere a un effettivo bisogno di umanità e di amicizia, smontatele. E rimettevi in cammino, sulla strada, con l'orecchio attento e la vista lunga.
Non riducetevi a un'agenzia di servizi come taluni vorrebbero: siete anzitutto una "esperienza" di amicizia e di fraternità, date aiuto anzitutto donando tempo e buone relazioni: accanto al pasto consegnato all'anziano offrite amicizia, affetto, e così riceverete tanto di più. Quando l'esperienza di comunità si stempera e si logora in nome di un servizio che si spersonalizza, accade che i giovani siano i primi a lasciare: a loro non basta salire su un'autoambulanza.
Siate autonomi dalla politica e dalle istituzioni: esistevate anche prima che la legge 266 vi "scoprisse", prima che i Comuni attivassero le convenzioni, prima del 5 per mille: la vostra legittimazione non ve la dà l'assessore e il sindaco ma le persone e le famiglie che sostenete. Interessatevi di politica, politica vera quella che dovrebbe anzitutto aiutare i più bisognosi e che dovrebbe mettere al centro del proprio agire la solidarietà e la sussidiarietà. Testimoniate una cittadinanza attiva e operosa, e che talvolta va in piazza non per se stessa ma per tutelare i diritti di coloro che non ne hanno più. Insomma siate scomodi, non spaventatevi.
E infine coltivate la bellezza nelle vostre opere e nel vostro fare: la bellezza è cortesia, è attenzione ai piccoli gesti, ai particolari, alle cose fatte bene; è dire parole buone al momento giusto, è stupirsi dello splendore nascosto e misterioso presente nel volto dei sofferenti".

(Quaderni Cannibali) Gennaio 2011 - autore: Edoardo Patriarca

 






 
 
           

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