Paesi in fermento e in cerca d'identità

02.02.2011

Cairo, Egitto

Le Figlie di Maria Ausiliatrice delle comunità di Alessandria, Cairo e Heliopolis e quella di Menzel- Bourgulba, una cittadina a circa sessanta chilometri a nord di Tunisi, seguono con apprensione l'evolversi delle vicende di questi giorni. Dal Cairo, il confronto tra gruppi di manifestanti si è propagato anche alle altre città del paese, in particolare a Port Said, a Suez e ad Alessandria. Un fenomeno che si sta allargando a macchia d'olio, dall'Algeria alla Siria. La gente chiede libertà e democrazia, un binomio indissolubile e fondamentale per l'equilibrio di ogni nazione. La tensione continua a salire e, non accenna a calare, per l'ennesimo diniego, da parte del presidente Hosni Mubarak, di accogliere le richieste del popolo egiziano che chiede le sue dimissioni.

Il vescovo di Tunisi e Cartagine, Mons. Maroun Laham, in una sua lettera indirizzata ai fedeli e ai religiosi/e delle due diocesi, fa un'attenta e puntuale analisi sui recenti avvenimenti che, lui stesso definisce ‘momenti decisivi e appassionati'. Quello che  sta avvenendo è, senza dubbio, una lezione per tutti.  Ci troviamo di fronte ad una generazione di giovani e meno giovani che ‘non vive di solo pane', ma che ha fame e sete di giustizia, che  sogna un paese libero e democratico. Sono proprio loro che, con estremo coraggio e voglia di ricominciare,  fanno la vera rivoluzione. Portano avanti le proprie convinzioni e le proprie idee, ‘sull'onda di una protesta che per il momento mantiene la sua natura popolare e unitaria'. Essi inneggiano ad una politica intesa come servizio alla persona, piuttosto che come opportunità. È un appello accorato a unire le proprie forze per garantire autonomia e indipendenza al paese. Un invito, a chi detiene il potere, di abbandonare la strada dei privilegi e del profitto personale. Un'esortazione a non lasciarsi andare ad un senso di impotenza e di rassegnazione passiva, a non perdere la speranza di poter cambiare la realtà. Una passione che si fa strada nel cuore di tanti uomini e di tante donne che sognano un mondo libero e finalmente in pace. Un mondo che offra alle generazioni future, stabilità politica e  opportunità nuove."Noi abbiamo seguito tutti gli eventi da molto vicino - ha concluso Mons. Maroun Laham - e siamo stati testimoni di scene formidabili di solidarietà e di partecipazione. Abbiamo portato tutto questo nella nostra preghiera e abbiamo pregato per le vittime dei primi giorni. Siamo consapevoli che il paese si avvia verso un futuro libero, degno e democratico. Sappiamo che le sfide ad affrontare non sono indifferenti. La Chiesa del Vaticano II è nel mondo, per il mondo e al servizio del mondo. Essa non è parallela al mondo, ancor meno contro il mondo. E noi pure. Noi amiamo questo popolo, rispettiamo le sue scelte, e siamo pronti a servirlo.
Miei cari, viviamo un tempo di attesa gioiosa e appassionante. Attendere nella gioia, non è la più bella definizione della Speranza"?






 
 
           

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