"Un Team Vincente quello di Kigali"
13.02.2011Ruanda
L'alba s'intravede già e le Figlie di Maria Ausiliatrice di "S. Giuseppe Operaio" a Kigali, capitale del Ruanda, capeggiate dalla loro giovane direttrice, Suor Ndung'u Mary Nginah di Makuyu, una cittadina nella parte centrale del Kenia, si preparano per accogliere gli alunni della scuola che partecipano al programma di scolarizzazione e alfabetizzazione, destinato alle fasce più bisognose e a rischio. Si organizzano anche attività extrascolastiche, al fine di intrattenere la gioventù e i piccoli dell'orfanotrofio in attività formative, creando occasioni di dialogo, di gioco e percorsi educativi diversificati a seconda dell'età e delle esigenze di ciascuno.
Le case salesiane di Kigali e Giseny appartengono all'Ispettoria africana N.S. della Speranza che comprende anche le comunità del Kenya e del Sudan. A Giseny, da gennaio 2010, è stata inaugurata la scuola secondaria di secondo grado, fino agli esami di maturità. Kigali è un quartiere nato dopo il 1997 in una nazione giovane che spera di rinascere e di tornare a vivere con energie e sfide sempre più nuove. Le prime quattro Figlie di Maria Ausiliatrice arrivarono in Ruanda, per la prima volta, il 13 dicembre 1984. Agli inizi, non è stato facile vincere la diffidenza e conquistarsi la fiducia della gente - fanno sapere le suore - le donne ruandesi, per esempio, non capivano perché una suora trascorresse lunghe ore in cortile con i bambini o perdesse il suo tempo a correre dietro un pallone. Quando ci sono tante bocche da sfamare, il lavoro - commentava la gente - deve essere l'occupazione principale della giornata. Le suore attraverso una catechesi spicciola ma convincente, hanno fatto capire che il movimento e soprattutto il gioco, hanno una forte valenza educativa. Oltre agli aspetti legati alla socializzazione, al rispetto dei principi e delle regole, il gioco offre l'opportunità per i bambini di confrontarsi con la propria e altrui aggressività. Anche le donne di Kigali ricevono un programma di alfabetizzazione e sono le prime ad imparare un mestiere, come quello di sarta, contribuendo così al budget familiare.
L'integrazione è un altro traguardo importante per questo paese. Dal 7 aprile 1994, Kigali, infatti, è stata scenario di uno dei più devastanti genocidi della storia, causato dalla rivalità tra Hutu e Tutsi e, nel corso del quale hanno trovato la morte milioni di persone.
La soppressione di generazioni di bambini è stata certamente uno dei prodotti più devastanti di una guerra assurda e potremmo dire, senza precedenti. Tutti conoscono le sofferenze fisiche e le costrizioni mentali che molti di loro hanno dovuto subire e del negato diritto ad un'infanzia legittima e serena, di un passato cancellato e di speranze e affetti dissolti nel nulla. Sorte migliore non è certamente toccata ai giovani sopravvissuti, testimoni silenziosi dell'immane massacro di parenti ed amici, o impiegati in operazioni militari tra le file dei bambini-soldato. Negli occhi dei più giovani si legge spesso un bisogno impellente di "tornare bambini", il rammarico di essere cresciuti troppo in fretta e chiedono di essere sostenuti nelle fasi della loro crescita. I bambini di strada è un altro fenomeno che più preoccupa le autorità civili. Solo a Kigali, si registrano dai due ai quattromila bambini di strada ed è un problema davvero difficile da arginare. Si richiede, dunque, la presenza di educatori che infondano ottimismo, fiducia e speranza. Lenire le ferite di chi ha subito traumi è un compito educativo arduo e pieno di sfide. Una realtà storica e sociale davvero complessa e dolorosa, quella del Ruanda!
Bellezza, quella dei nostri bambini - commenta Suor Mary - che emana dai loro sorrisi, da quella voglia di vivere che è per noi un segnale di speranza concreto. Noi - afferma Suor Mary - non vogliamo deludere i loro sogni e le loro attese. I bambini, i giovani, gli adulti - continua la giovane direttrice - sono sempre lì ad aspettarci, ad accoglierci con viso sorridente e radioso. Ai molti senza una casa noi dobbiamo far sentire il calore di una grande famiglia creando momenti di intensa umanità. Le giornate a Kigali vedono i bambini impegnati in momenti di studio, di fraternità e di quotidianità. Tutti vogliono rendersi utili, dare una mano nelle piccole faccende domestiche e lo fanno con tutto l'entusiasmo della loro giovane età e con profonda riconoscenza nei confronti di chi si prende costante cura di loro e s'impegna a creare ogni giorno un clima di sincera cordialità.
I laici - fa sapere la direttrice - rivestono un ruolo fondamentale nella gestione delle attività parrocchiali. Subito dopo la guerra, sono stati loro a portare avanti una campagna di sensibilizzazione tra la gente, ad organizzare momenti di preghiera e di fraternità. Persone che hanno scelto di dedicarsi alla solidarietà, di aiutare chi ha veramente bisogno. Il loro supporto, ancora oggi, garantisce opportunità di aggregazione e socializzazione e, tramite l'istruzione e lo svago, promuove un sano sviluppo delle facoltà conoscitive dei giovani. Ispirandosi al sistema preventivo di Don Bosco, i laici e le suore puntano di arrivare al cuore dei giovani attraverso una testimonianza di amore. Si lavora in sinergia per migliorare le condizioni di vita dell'intero nucleo familiare, con interventi mirati alla promozione umana e sociale. Grazie - conclude Suor Mary - a chi accompagna la lenta ma continua ripresa del paese, per restituire alla gente l'orgoglio del proprio passato. Grazie ai benefattori per la generosità con cui rispondono ai bisogni dei nostri bambini. Il loro attaccamento alla vita è per noi tutti, che siamo a contatto con loro, un incoraggiamento a continuare il nostro lavoro, perchè questo pase rinasca dalle ceneri di una guerra ingiusta e mostri al mondo intero tutto il suo splendore.
Tweet



