"I Giovani, i Veri Protagonisti"
16.02.2011Cairo, Egitto
"Miei cari, viviamo un tempo di attesa gioiosa e appassionante. Attendere nella gioia, non è la più bella definizione della Speranza"? È così che Il vescovo di Tunisi e Cartagine, Mons. Maroun Laham si rivolgeva ai suoi fedeli, durante gli ultimi eventi che, in Egitto hanno portato alle dimissioni del Presidente Hosni Mubarak. Una decisione che ha stemperato pian piano gli animi e dischiuso nuovi e più profondi orizzonti di speranza. Deboli fili di libertà, di democrazia, di giustizia che dovranno ora tessere le trame di una realtà politica e sociale per la quale tutti hanno lottato e sofferto. Un paese, dunque che ha bisogno di ritrovare la speranza, il coraggio di cambiare, anche quando la gente si sente impotente di fronte ai problemi reali di un paese in ginocchio e senza certezze. La storia c'insegna che la lotta per l'indipendenza è quasi sempre preceduta da guerre, stermini, genocidi che offendono la dignità dell'uomo, causano distruzione, povertà e negano i diritti fondamentali delle persone. Avere il controllo della propria vita e delle cose che accadono, significa opporsi al miraggio di un destino alienante, non cedere alla schiera di falsi profeti e mercanti di speranza che sfornano chimere e false illusioni. Si tratta di guardare al futuro nel segno della speranza, "di pensare e costruire quel mondo ‘diverso' che non è solo utopia di qualcuno", ma esaltazione dei principi e dei più alti valori umani. Le grandi dimostrazioni di piazza, devono ora cedere il passo alla ricerca di un nuovo equilibrio, di una politica che guidi questo paese verso la stabilità. La speranza deve essere sinonimo di "risolutezza" in quanto fedeltà ai valori umani della libertà, della giustizia e della pace. È un riprendere e "ricompattare un cuore sfilacciato e disperso in tanti frammenti, una specie di puzzle che domanda la fatica della ricomposizione, del ri-concentrandosi e re-indirizzarsi verso la meta che la speranza stessa rappresenta". Si tratta di rompere l'incantesimo di un lungo e infruttuoso sonno, popolato dai fantasmi della rassegnazione e della paura, immersi in un torpore paralizzante che uccide ogni desiderio o ambizione. Si è soliti dire che la speranza è sempre l'ultima a morire e, quanto è accaduto in Egitto, confermerebbe quanto è stato detto finora. Nonostante anni di lungo silenzio e di quiete solo apparente, la fiamma della speranza, se pur debole, non ha smesso di brillare nel cuore degli egiziani, costantemente protesi verso un ideale di vita migliore, basato sulla giustizia, sulla trasparenza e sulla pace. Di fronte al degrado di una realtà ormai stagnante e priva di prospettive, la speranza prende forma e acquista vigore di concretezza. Da essa si propaga una forza che rompe gli argini di una falsa sicurezza che non fa che mortificare l'uomo impedendogli di affermarsi. L'immobilismo e la demotivazione conducono, infatti, ad una strategia di sopravvivenza e di adattamento a cui è facile abituarsi, specialmente, quando è l'ingiustizia a prevalere. Sono i giovani, quelli fra 25 e 35 anni a scrivere un nuovo capitolo di storia, a trovare il coraggio di ribellarsi, a trascinare le generazioni più anziane fuori dal baratro della paura e della sottomissione, a sottolineare la necessità di una transizione immediata per il bene del paese. Sono loro i fautori della rivoluzione che cambierà il volto del paese, dove nulla sarà più come prima. Sogni, aspirazioni, ideali di libertà e dignità, apertura e modernità che un regime assolutistico aveva mostrato di non gradire, sono ora reclamati con forza e profonda convinzione. Essi appartengono al popolo, ai giovani, ai veri protagonisti di una rivoluzione maturata da sempre, frutto di intensa riflessione e scaturita dal forte bisogno di una maggiore democrazia e di una maggiore giustizia sociale ed economica. Un'ondata di solidarietà che investe non solo la gente che affolla la grande piazza Tahrir del Cairo, ma che incarna i sogni e gli ideali di una moltitudine di persone che crede veramente nella forza del cambiamento, che si dà la mano e scandisce, all'unisono: "Siamo tutti uno!".
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