"Testimonianza di una Volontaria Vides"

14.03.2011

Cambogia

Elisabetta Borda, volontaria italiana VIDES Internazionale condivide con noi del VIDES-ITALIA le sue emozioni uniche e indimenticabili per un'esperienza che ha segnato profondamente la sua vita. Elisabetta che da lungo sognava di andare in missione, decide di lavorare per un anno intero, come insegnante di inglese, presso le scuole della missione salesiana di Phnom Penh in Cambogia.
Elisabetta al momento della partenza dall'Italia, porta con sé un bagaglio di emozioni, attese, aspirazioni ma anche paure e ansie che riesce a superare di fronte ad una chiamata interiore che la spinge ad abbandonare gli agi, la frenesia e tutte le cose superflue della vita per scoprire quell'essenziale che ‘è invisibile agli occhi'. Una solitudine che fa quasi paura e, ambientarmi - scriverà nel suo diario - sarà davvero duro. Finora, avevo riempito la mia vita di tante cose e non ero quasi più capace di sapere ascoltare. La forza vitale e rigenerante del silenzio, non tarderà, però a rivelarsi come una perla preziosa per la quale vale la pena vendere tutto. Esso conduce su sentieri inesplorati, quelli della propria interiorità: "Avevo bisogno di questo silenzio, e Dio me l'ha donato e, forse dovevo venire proprio qui per (imparare ad) ascoltarmi".
Alcune impressioni, affidate al suo diario, dipingono un paese fragile ma bellissimo, un popolo profondamente ferito da decenni di guerra civile e sotto il peso dell'indigenza. Una nazione priva di risorse economiche adeguate e con livelli minimi di produzione e benessere. L'economia ufficiale dipende in gran parte dall'esportazione tessile e dagli aiuti internazionale, purtroppo la corruzione continua a dilagare e si annida in ogni angolo, intacca le istituzioni e corrode il tessuto sociale. Circa l'85 per cento della popolazione vive nei villaggi che mantengono il loro carattere tradizionale, con le case costruite su palafitte per difendersi dalle frequenti alluvioni e disposte lungo le sponde dei fiumi. "Ho cominciato - scrive ancora Elisabetta - a immergermi nella cultura e nella mentalità cambogiana, così diversa da quella occidentale, perché ... come ha scritto Luis Sepulveda, "Il viaggio è un altro modo di spogliarsi della propria identità, del proprio spazio, del proprio tempo, per aprirsi all'altro".
Una passeggiata lungo il fiume Tonle Sap, uno dei rami del fiume Mekong, è per Elisabetta, la prima immersione totale nella natura cambogiana e, soprattutto il primo contatto con alcune bambine ospiti della missione, desiderose di affetto e attenzioni. L'insegnamento dell'inglese presso il Centro di Formazione Professionale, 'Home Food Management' è per la nostra volontaria, una porta aperta sul mondo di "queste splendide ragazze dai 18 ai 25 anni che vengono perlopiù dai villaggi, anche molto lontani dalla capitale, e quasi tutte molto, molto povere". Su di esse spesso incombe l'incubo del turismo sessuale e salvarle dalla prostituzione è una priorità. Il corso offre opportunità di lavoro presso hotel e ristoranti. Il centro - osserva Elisabetta - dà loro una preparazione ottima, sia professionale che di crescita personale e di maturazione della personalità.
Elisabetta rimane colpita dall'amore che le suore salesiane hanno per questa terra e per la profonda stima che nutrono per questa gente. La loro giornata inizia e si conclude con l'offerta di un servizio umile e generoso che mette a disposizione della gioventù lo strumento di "un'educazione speciale e privilegiata". Le salesiane gestiscono, infatti, una scuola materna di circa 300 bambini e una scuola elementare con più di 400 alunni. Si tratta di bambini analfabeti, sfruttati e vittime di traffici illeciti.
Il viaggio di Elisabetta è stato davvero speciale, un'esperienza unica e arricchente. Un momento di profonda condivisione, come un prendersi per mano per fare insieme lo stesso tratto di strada. Un viaggio a volte duro e faticoso, come camminare su un percorso lastricato di quotidianità e sacrifici ma sempre illuminato da piccoli bagliori di speranza e ottimismo. Nei suoi occhi ancora la bellezza del cielo che con i suoi tramonti si tinge di vivaci strisce arancioni, sul suo corpo il fruscio leggero del vento che le accarezza i capelli e nel cuore il ricordo di persone fantastiche che da subito ha sentito di amare, persone che lei stessa descrive eccezionali e piene di umanità. Ora, niente può essere ritenuto banale o tenuto per scontato, dal momento che "qualcosa di profondo e di utile per la sua vita" le è stato insegnato insieme alla consapevolezza che "Love is the Greatest Gift of All", l'amore è il dono più grande e vero che la vita possa donarci e che ognuno di noi possa offrire agli altri.

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