Gli "altri" Immigrati: Volontari da Premio
18.04.2011
Intervista a Rocia Mendoza, a cura di Alessandra Dal Monte, apparsa su "City" il 18 aprile 2011
Insieme alla tua collega Teresa Huanca, argentina, hai vinto il premio "Nuovi volti della solidarietà" creato dall'associazione Vides Italia. È il primo riconoscimento dedicato ai volontari stranieri: di solito si premiano gli italiani che aiutano gli immigrati. Che cosa pensi di questa iniziativa "al contrario"?
Non mi piace pensare a questo premio come a un'iniziativa "al contrario", che finalmente riconosce dei meriti agli stranieri che fanno qualcosa per gli italiani e per l'integrazione nelle comunità locali. Secondo me lo spirito è diverso, il premio nasce da una presa di coscienza. Vides si è resa conto che la società italiana si sta evolvendo, che sta diventando sempre più multiculturale. Il premio vuole sottolineare questo.
Oltre a te e Teresa è stato premiato l'intero gruppo Vides Agape di Nizza Monferrato (Asti), il paese in cui abiti. Come mai questo riconoscimento?
Perché il nostro è uno dei gruppi con più volontari stranieri: siamo in 4 su 12 e ci proponiamo proprio come un'associazione che facilita l'integrazione a livello locale. Io e Teresa abbiamo ricevuto una segnalazione particolare perché abbiamo più tempo da dedicare a Vides. Ma anche il contributo degli altri due volontari, che vengono da Marocco e Brasile, è fondamentale.
Qual è il valore aggiunto che una persona straniera può portare in un gruppo di volontariato?
Di sicuro facilita i contatti con la comunità da cui proviene. Un esempio è il nostro collega del Marocco, che è riuscito a coinvolgere i suoi connazionali in tante iniziative. L'anno scorso abbiamo organizzato un aperitivo multietnico e la comunità marocchina ha preparato una serie di piatti tipici, oltre a darci una mano a montare tende e banchetti. Insomma, avere degli stranieri in un gruppo di volontariato locale invoglia a partecipare anche quelle etnie che normalmente sono più chiuse.
E il tuo valore aggiunto?
Aver conosciuto le difficoltà dell'integrazione, anche se ormai sono qui da talmente tanto tempo che mi sento italiana al 100%.
In effetti hai anche l'accento piemontese...da quanto vivi in Italia?
Sono arrivata a 5 anni, nel 1988, quando nel mio Paese, El Salvador, era in corso una guerra civile. Essere così piccola è stato un vantaggio: ho fatto tutte le scuole qui, dalle elementari all'Università, perciò ho imparato subito la lingua e ho potuto inserirmi più facilmente di chi arriva in Italia già grandicello. Però qualche difficoltà all'inizio l'ho avuta: i miei compagni mi emarginavano per il colore della pelle, mi accusavano di furti che non avevo commesso. Le stesse maestre, all'inizio, pensavano che non fossi civilizzata...insomma, ho avuto a che fare con tanti pregiudizi perciò capisco molto bene come si sentono oggi gli stranieri. Spesso sia i bambini che gli adulti che si rivolgono a Vides mi chiedono consigli: con me si sentono liberi di parlare.
Quando hai iniziato a fare volontariato ?
Nel 2001, a 17 anni. Avevo un po' di tempo libero dopo la scuola e così ho pensato di usarlo per fare qualcosa che fosse utile ad altre persone. Ho cominciato con il doposcuola per i bambini italiani e stranieri, li aiutavo con i compiti. Poi ho partecipato alle raccolte fondi per i progetti Vides all'estero, sono stata allo sportello informativo per gli immigrati, ho seguito il banco alimentare e farmaceutico.
Ti sei laureata da poco in Politica e culture europee comparate con una tesi sulla politica italiana di immigrazione. Che idea ti sei fatta sul rapporto tra questo Paese e gli stranieri?
Credo che manchi una politica degli ingressi ben regolamentata e una serie di iniziative che favoriscano l'integrazione a partire dalla scuola. Molto lo fa il mondo del volontariato, ma non può cavarsela da solo. Il vero problema, però, è che i politici diffondono tra la gente la paura verso gli stranieri. E invece bisognerebbe dire la verità, cioè che la maggior parte degli immigrati sono brava gente. La prima cosa da fare è lavorare sulla mentalità delle persone, avere il coraggio di non abbandonarsi alla fobia del diverso.
Un consiglio agli stranieri che arrivano in Italia?
Associarsi, fare gruppo e cercare il contatto con gli italiani. Alle mamme straniere dico di attaccare bottone con le italiane fuori da scuola. Parlare, condividere, è il modo migliore per inserirsi.
Alessandra Dal Monte
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