"La fame incombe sulle nazioni del Corno d’Africa"

30.05.2011

Articolo apparso su "Redattore Sociale" il 27 maggio 2011 sul problema della fame nelle nazioni del Corno d'Africa.

Le piogge scarse, insieme agli alti prezzi del cibo e del carburante, portano a ritenere che un numero sempre maggiore di persone nel Corno d'Africa è a rischio di insicurezza alimentare nei prossimi mesi. Pesano anche scarsi fondi e conflitti

NAIROBI - Le piogge al di sotto della media stagionale registrate nella regione insieme agli alti prezzi del cibo e del carburante portano a ritenere che un numero sempre maggiore di persone nel Corno d'Africa è a rischio di insicurezza alimentare nei prossimi mesi. In aggiunta a ciò, l'insufficienza di fondi, la siccità ed il conflitto potrebbero incrementare ulteriormente il numero di persone che hanno bisogno di aiuti umanitari nella regione a partire già da 8,75 milioni.
Secondo Peter Smerdon, portavoce del Programma alimentare mondiale (Wfp) dell'Onu in Kenya, il "numero totale di persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria nel Corno è di 8,75 milioni; alcuni di loro ricevono aiuti alimentari da governi ed altre organizzazioni umanitarie. Almeno sei milioni di persone hanno bisogno di assistenza alimentare da parte del Wfp ma questo numero potrebbe crescere se le piogge recenti rimangono scarse o sotto la media."

Smerdon sostiene che all'inizio di maggio, circa a metà della stagione piovosa, le piogge erano molto al di sotto della media nella maggior parte del Corno, oscillando fra il 5 e il 50% dei tassi normali, e molto al di sotto delle previsioni. Particolarmente preoccupanti, ha detto, erano le aree dell'Etiopia meridionale e sudorientale. "Oltre alla preoccupazione crescente riguardo all'impatto della siccità nelle aree campestri del sud e del sudest, molte attività di assistenza alimentare del Wfp in Etiopia affrontano significative carenze di fondi", ha detto Smerdon. L'agenzia ha affermato che stava assistendo 4.3 milioni di persone in Etiopia.

In Somalia, il Wfp affronta un 70% di diminuzione dei fondi da maggio a ottobre ed ha urgentemente bisogno di contributi per 53 milioni di dollari Usa per nutrire un milione di persone in aree accessibili nei prossimi sei mesi. In Kenya, afferma Smerdon, il Wfp ha una carenza di fondi del 50% di 47 milioni di dollari necessari per fornire aiuti alimentari per i prossimi sei mesi a 1.7 milioni di persone. In un rapporto sulla sicurezza alimentare di aprile, il Ministro per l'agricoltura del Kenya ha affermato che si ritiene che la scorta nazionale di mais - il cibo principale della nazione - sarà di 5.9 milioni di sacchi da 90 kg alla fine di luglio, che copre adeguatamente solo 1.7 mesi cominciando da agosto.

Le previsioni sulla sicurezza alimentare per Aprile-Settembre 2011 del Famine Early Warning Systems Network (Fews Net) prevedono che la maggior parte dei nuclei familiari nelle aree campestri maggiormente colpite diventerebbero estremamente instabili a livello alimentare e molti più capi di bestiame siano destinati a morire. Secondo il Wfp, la siccità nel Corno d'Africa, che è iniziata con il fallimento delle "piogge corte" nel dicembre 2010, è la prima dopo una siccità regionali di due anni nel 2007-2009 che ha visto il numero di persone aventi bisogno di aiuti umanitari nella regione aumentare fino a più di 20 milioni.
Il conflitto potrebbe ulteriormente aggravare il numero di persone richiedenti aiuto. All'inizio di maggio, dozzine di persone sono state uccise ed altre allontanate quando è scoppiata la violenza al confine fra l'Etiopia e il Kenya fra le due comunità a causa della crescita dei prezzi del cibo.

Gli scontri fra la comunità Turkana del Kenya e la comunità Merille dell'Etiopia, hanno riferito media locali, rifletteva un più ampio tracciato di conflitti inter-etnici risultanti dalla scarsità di cibo e dalla siccità persistente. 

Il Gibuti e la Somalia hanno dichiarato la situazione della siccità un disastro nazionale mentre il governo etiope ha rivisto il documento di richieste umanitarie nell'aprile 2011 per riflettere i bisogni crescenti e mobilitare un'ampia risposta umanitaria.
"Mentre i governi dei paesi colpiti hanno già avviato gli interventi, l'assistenza internazionale a breve e lungo termine è necessaria per aiutare a colpire i bisogni critici ma anche le cause strutturali di fondo e le vulnerabilità croniche. Ciò di cui abbiamo bisogno è una serie di interventi che rafforzino le capacità di ripresa della gente stessa ed i meccanismi di resistenza per la sopravvivenza in tali condizioni drammatiche e che permettano allo stesso tempo di rispondere ai bisogni umanitari correnti e di proteggere i beni di sussistenza. E' determinante che le persone possano nutrirsi con mezzi propri invece che essere dipendenti dalle distribuzioni di cibo". (Traduzione di Sara Marilungo)

 

 






 
 
           

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