“Pakistan: un anno dopo è ancora emergenza”

01.08.2011

Tra gli innumerevoli disagi che il Pakistan deve affrontare a un anno dalle devastanti alluvioni, anche quello del "forte indebolimento del sistema educativo".
Sappiamo che l'istruzione è la chiave dello sviluppo di un paese,  l'opportunità di migliorare il livello di vita sociale, economico e spitituale. 

Il raggiungimento dell'istruzione primaria universale è un obiettivo quasi ufficiale in Pakistan da quando il paese è stato fondato nel 1947. Da quel momento, però, la data di questo importante traguardo ha subito diverse battute d'arresto.
Il Pakistan che etimologicamente significa "la terra del popolo puro" è depositario di una millenaria civiltà che si è sviluppata lungo le rigogliose sponde del fiume Indo e punto d'incontro tra culture e civiltà diverse. Non esiste una lingua unica, comune a tutta la popolazione. I pakistani parlano trecento lingue e almeno una dozzina di dialetti per via delle profonde mescolanze fra popolazioni avvenute nel corso della storia. La disomogeneità etnica si contrappone all'omogeneità in termini religiosi: circa il 95% professa la religione mussulmana. Quasi l'80% dei mussulmani pakistani sono sunniti e circa il 20% sono sciiti. La popolazione cristiana è solo una piccola minoranza (1,6%) e in continua riduzione per il flusso migratorio verso i paesi dell'Occidente. L'eterogeneità religiosa, oltre ad indebolire il paese dal punto di vista umano e culturale, ha aperto le porte al fondamentalismo e questo con il bene placido della popolazione civile.
Con la fine dell'impero britannico in India e la partizione del 1947 il paese ha assistito alla nascita di due stati indipendenti, India e Pakistan. La linea di demarcazione per dividere il Pakistan mussulmano dall'India induista portò a più di dieci milioni di profughi e a un milione di morti. Ancora oggi le sue belle valli ed alte montagne che da sempre affascinano i viaggiatori di tutte le epoche, sono testimoni silenziosi di una realtà politica, sociale e culturale complessa e tuttora instabile.
Nel sesto paese più popoloso al mondo il governo pakistano ha tracciato un recente "Rapporto sull'Emergenza educativa in Pakistan", pubblicato lo scorso marzo 2011 da Pakistan Education Task Force, un gruppo indipendente composto da funzionari governativi centrali e locali, insieme ai membri delle ong e i cui dati sono stati resi noti a luglio. È emerso un quadro davvero preoccupante sullo stato dell'educazione nel paese che occupa la 166ma posizione su un totale di 177 nazioni. Si tratta di un'emergenza "che minaccia decine di milioni di bambini" in un paese che figura al secondo posto nella classica mondiale di abbandoni scolastici e in cui oltre il 50 per cento della popolazione ha meno di 15 anni. Meno della metà delle donne pakistane non hanno ancora ricevuto alcuna educazione formale e la situazione è ancora più grave nelle zone rurali dove solo una donna su tre risulta essere stata a scuola.
Le cifre purtroppo sono aumentate dopo le devastanti inondazioni dell'estate 2010 che hanno portato alla distruzione o al danneggiamento di 7.820 edifici scolastici dei quali 4.935 sono ricoveri temporanei per gli sfollati.
La mancanza di strutture è un altro problema da superare. Secondo il rapporto, solo il 36 per cento delle scuole pubbliche sono a norma. La maggioranza degli edifici non ha accesso all'acqua potabile o non usufruisce dell'energia elettrica e manca di servizi igienici adeguati. Le zone nel Sindh e nel sud del Punjab sono le aree con un effetto più negativo sull'educazione. Un numero di edifici scolastici versa in uno stato di abbandono e degrado.
Secondo l'UNESCO, delle Nazioni Unite per l'Educazione, il 30 per cento dei pakistani vive in "estrema povertà educativa", emarginazione e ingiustizia sociale. Molte industrie hanno chiuso l'esercizio delle proprie attività aumentando così il tasso di disoccupazione. Il prezzo dei generi alimentari e del carburante è salito vertiginosamente e solo una piccola rappresentanza della classe media può mandare i propri figli a scuola. La maggioranza delle famiglie non ha i soldi per pagare le tasse scolastiche e un numero cospicuo di giovani pakistani sceglie il lavoro per contribuire al reddito familiare.
Mons. Lawrence John Saldanha, arcivescovo di Lahore in un'intervista rilasciata ad AsiaNews ha detto che a monte della povertà e della frammentazione sociale c'è l'analfabetismo e che occorrerà garantire a tutti il diritto allo studio perché il paese esca dalla morsa della crisi ed esorta ad una maggiore collaborazione tra cristiani e mussulmani. Invita le istituzioni politiche e civili a "lavorare per una riforma dell'istruzione, che garantisca a tutti i bambini un ambiente adatto all'apprendimento, insegnanti competenti e un curriculum di alta qualità".
La costruzione di scuole in grado di fornire un'istruzione di qualità è di fondamentale importanza per un paese profondamente diviso dalle tensioni etniche e confessionali e se il Pakistan continua a ignorare l'emergenza di qualità nelle sue scuole dovrà prima o poi confrontarsi con una serie di sfide sociali. Molte sfide stanno cominciando a manifestarsi sotto forma di maggiore radicalizzazione e forme di violenza sempre più crescente tra i giovani.
Purtroppo uno degli slogan lanciati a livello mondiale dal Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (Undp): "Istruzione per tutti", e previsto per il 2015 sembra essere destinato a fallire e questo perché "i programmi di alfabetizzazione in Pakistan non sono mai stati istituzionalizzati e soffrono duramente della mancanza di politiche coerenti e applicate con continuità".
In un paese flagellato dalla povertà e dal continuo flusso di rifugiati provenienti dall'Afganistan, è necessario, dunque offrire a giovani cristiani e mussulmani che, per motivi economici non hanno il permesso e i mezzi per entrare nelle scuole governative, un'istruzione di base. Per migliorare il livello d'istruzione in un paese dove la libertà religiosa "resta un miraggio" e dove le minoranze religiose sono discriminate nell'accesso all'istruzione, al mondo del lavoro e agli uffici pubblici, occorrerà educare al rispetto reciproco tra i vari gruppi etnici, a quel principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, "senza distinzione di razza o di credo, come si legge nella Costituzione del Pakistan stilata da suo fondatore, il mussulmano Ali Jinnah.

 

 






 
 
           

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