Siria: “Lo sforzo per la riconciliazione prevalga sulla divisione e sul rancore”
09.08.2011
La rivolta siriana, in atto già da cinque mesi, non accenna a fermarsi e il dissenso tra il popolo siriano continua mentre il malcontento nei confronti di un regime che calpesta i diritti più elementari, come la libertà di espressione si fa sempre più crescente.
Benedetto XVI nell'Angelus da Castel Gandolfo (Roma) ha ricordato "i drammatici e crescenti episodi di violenza, che continuano a provocare numerose vittime e gravi sofferenze" tra la popolazione siriana.
"Invito i fedeli cattolici - ha detto il Papa - a pregare, affinché lo sforzo per la riconciliazione prevalga sulla divisione e sul rancore. Inoltre, rinnovo alle Autorità ed alla popolazione siriana un pressante appello, perché si ristabilisca quanto prima la pacifica convivenza e si risponda adeguatamente alle legittime aspirazioni dei cittadini, nel rispetto della loro dignità e a beneficio della stabilità regionale".
Il Pontefice nel ricordare la Libia, tuttora al centro di violenti scontri tra forze governative e insorti, ha invitato tutti al dialogo: "La forza delle armi non ha risolto la situazione. Esorto gli Organismi internazionali e quanti hanno responsabilità politiche e militari, a rilanciare con convinzione e risolutezza, la ricerca di un piano di pace per il Paese, attraverso il negoziato ed il dialogo costruttivo".
Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon ha chiesto al presidente siriano Bashir Al Assad di porre fine alle violenze contro i civili nelle varie località del Paese e il segretario generale della Lega Araba, Nabil al-Arabi, ha fatto appello ad un dialogo «serio» in Siria per ottenere una riconciliazione, invitando i paesi arabi a sfruttare le esperienze tunisine e egiziane. «Quello che sta accadendo in Siria preoccupa la Lega araba e tutti i paesi e speriamo che la Siria sia in grado di superare la crisi in modo pacifico e di aprire un dialogo serio per la riconciliazione auspicata dal popolo», ha detto Al-Arabi. «Quando le persone scendono in piazza, chiedendo cambiamenti, i presidenti e i governi devono cercare una soluzione attraverso il dialogo e non con la violenza o la forza. Quello che è accaduto in Tunisia ed in Egitto è una lezione che devono tener presente tutti i paesi arabi e non arabi».
Il patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti, Gregorian III Laham ai microfoni della Radio Vaticana ha manifestato la sua preoccupazione per una situazione che come in Iraq potrebbe seminare il caos nel Paese. Anche il Nunzio apostolico in Siria, l'arcivescovo Mario Zenari ha dichiarato: "Occorre un supplemento di buona volontà da ambo le parti, delle autorità e dell'opposizione. (...) Come altri Paesi Arabi, la Siria - ha detto ancora Monsignor Zenari - si è trovata, inaspettatamente, a un crocevia e il cammino che le sta davanti non appare facile".
Reclamare la propria dignità ancora prima del pane, chiedere maggiore giustizia, più sviluppo economico, trasparenza e Democrazia è un diritto del popolo, ma il tutto si deve muovere in un clima di sereno dialogo, apertura e profondo rispetto reciproco.
Dignità, orgoglio e coraggio, ecco le parole d'ordine di chi non rinuncia ai propri valori, anche quando il prezzo da pagare è troppo alto.
Perché il sogno di una nuova primavera diventi realtà, pur nella fitta nebbia di contraddizioni e incertezze, occorre credere in una politica non più ad uso e consumo delle istituzioni ma a servizio di un bene comune che deve restare una priorità.
Occorre dire "no" quando i bisogni fondamentali della gente per troppi anni sono rimasti inascoltati. Occorre credere che l'obiettivo di un radicale cambiamento che ristabilisca l'equilibrio delicato di una nazione è possibile solo in un paese profondamente unito e solidale ed in linea con le sfide del tempo. E' certamente una strada tutta in salita e il cammino verso la pace e il progresso ancora molto lungo. L'augurio è che un vento di vero rinnovamento spiri nell'aria, come un'energia improvvisa che porta in sé un'ondata di vita nuova. Un vento che non deve fermarsi lì dove è iniziato. Una porta che una volta aperta non potrà e non deve chiudersi.
Un meccanismo di partecipazione del tutto insolito e a sorpresa cui obiettivo è la realizzazione di un grande progetto in comune: un futuro di pace e stabilità che privilegia il primato del diritto e della legalità.
Un tempo di riforme e di radicale cambiamento che inauguri finalmente una concezione nuova della vita, una nuova stagione democratica rispetto al passato.
Questo, almeno, è quello che tutti noi speriamo!
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