“Il drammatico fenomeno dei migranti”
16.11.2011
Popolazioni in continua fuga e, come risposta, governi che adottano una politica di rimpatri e respingimenti. Dal Ciad al Sud Africa, dall'Asia all'America Latina fino al Medio Oriente, il fenomeno sembra allargarsi a macchia d'olio.
Ecco quanto si legge in un articolo apparso su Avvenire di domenica 13 novembre 2011 a cura di Lorenzo Fazzini:
Donne, bambini, anziani, persone fuggite in cerca di un domani migliore: quasi 1400 cittadini del Ciad - insieme a immigrati di altre nazionalità - sono stati rimpatriati a forza, tramite voli aerei, dalla Libia post-Gheddafi nella loro patria. Alcune settimane fa, tramite 10 voli aerei, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Iom) ha assistito 1398 cittadini del Ciad a lasciare, costretti, diverse località libiche - Tripoli, Misurata, Bengasi - verso il centro di transito di Sebha e quindi capitale del loro paese, Njadema.
I migranti del Ciad non sono i primi a subire una sorte simile: L'Iom ha reso noto che la guerra libica ha causato una migrazione di ritorno verso l'Africa sub-sahariana di una certa entità. Lo dimostra il dato - 200 mila - di quanti sono stati forzati a ritornare nelle loro nazioni dopo l'inizio del conflitto civile nel Paese nordafricano. (...) L'immigrazione irregolare spaventa governi e politici di ogni latitudini. (...) In Sudafrica (...) con più forza si riscontrano diffidenza, ostracismo e ostilità verso gli stranieri. (...) Dal 2000 ad oggi, circa 3 milioni di cittadini dello Zimbabwe sono fuggiti dallo Stato del padre-padrone Mugabe. E i dati forniti dalla polizia di Pretoria parlano di un numero che oscilla tra i 3 e i 6 milioni di immigrati clandestini, pari all'11% della popolazione. Di fronte a questa realtà il governo di Pretoria ha messo in atto una misura draconiana. Dal 31 dicembre scorso i zimbabwani senza passaporto vengono espulsi immediatamente. (...)
L'avversione ai "forestieri" contagia anche altre nazioni africane.
Nell'ottobre 2009 l'esecutivo del Botswana aveva deciso di annullare il permesso concesso ai leader religiosi di poter evitare alcune restrizioni in tema di immigrazione: un escamotage con cui molti profughi dello Zimbabwe sono riusciti a sfuggire dal feudo di Mugabe. Ora invece una nuova norma sancita dal ministero dell'Interno e del Lavoro del Botswana esige che dopo i primi 90 giorni di soggiorno uno straniero, anche un leader spirituale, debba produrre un passaporto valido, altrimenti può essere cacciato. «Da queste nuove regole ne consegue che centinaia di stranieri, in particolare da Zimbabwe e Nigeria, potrebbero essere deportati nei loro Paesi di origine» hanno denunciato le organizzazioni umanitarie.
Anche in Asia il dramma delle espulsioni di migranti irregolari punteggia l'atlante geografico. Quanti lasciano la Birmania - Paese socialista a guida militare - ne sono un esempio: i tanti birmani che scappano dal loro Paese, guidato con pugno di ferro da una giunta militare socialista, hanno vita difficile e rischiano deportazioni nella loro terra di origine quando riparano nei Paesi limitrofi. Lo comprovano i circa 500 mila birmani illegali in Malaysia, per lo più impegnati nel settore edilizio e nell'agricoltura, che rappresentano un numero molto maggiore dei 92 mila connazionali ufficialmente registrati come lavoratori nel Paese islamico. Diversi enti umanitari denunciano come tale situazione di illegalità esponga i migranti del Myanmar ad arresti, imprigionamenti ed espatri forzati da parte della polizia malaysiana.
Qualche tempo fa aveva fatto scalpore il caso di un orfanotrofio di piccoli rifugiati birmani sul confine Thailandia-Myanmar. Nel novembre del 2009 (...) gli agenti hanno segnato il nome di tutti i residenti e hanno preavvertito gli stessi presenti di prepararsi ad essere rimpatriati in modo coatto in Myanmar.
Tragica, nel suo paradosso, la sorte dei rohingya, una minoranza etnica dell'ex Birmania di religione mussulmana. Installati per lo più nello stato nordoccidentale del Rakhine, cercano nei vicini Paesi a maggioranza islamica - Blangladesh, Malaysia, Indonesia - una via di sopravvivenza dalla dura persecuzione dei generali di Yangoon. Ebbene, è dell'anno scorso la denuncia (...) secondo la quale tra i 200 e i 300 mila rohingya residenti in Bangladesh subiscono «arresti arbitrari, espulsioni illegali e internamenti forzati» dalle autorità di Dacca. Qualche tempo fa anche la Thailandia si è accanita su alcuni rappresentanti di questa minoranza: nel dicembre 2008 412 profughi rohingya vennero abbandonati dalla polizia di Bangkok in acque internazionali a nord delle isole Surin mentre stavano fuggendo in Thailandia su battelli di fortuna. In America latina, purtroppo, la situazione non è diversa e la guerra di "espulsione tra poveri" imperversa anche a queste latitudini. (...) «Nel solo 2008 nei 32 centri per l'immigrazione sono stati espulsi dal Messico 55.561 immigrati centroamericani illegali».
Pure in Medio Oriente per i migranti "esterni" la vita è tutt'altro facile. Sul confine tra Egitto e Israele la sorte di questi "ultimi" risulta decisamente a rischio, anche all'indomani della "primavera araba". (...) Durante il solo 2011 sono stati almeno 32 i fuggiaschi stranieri (per lo più africani) uccisi lungo la linea di demarcazione egizo-israeliana dalle forze di polizia de Il Cairo: ai primi dello scorso settembre è stata la volta di un esule sudanese che cercava di raggiungere la "terra promessa". «Ma ritengo che si possa dire con certezza che vi siano centinaia di morti "sconosciute" sul confine» ha affermato Sigal Rose, coordinatore di "Moked", un "ong" a servizio dei rifugiati in Israele.
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