Ambiente e giustizia sociale

07.12.2011

Durban 2011

La città sudafricana di Durban accoglierà dal 28 novembre al 9 dicembre 2011, la 17 ª sessione della Conferenza delle Parti (COP17) della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC). Ecco i temi principali che le delegazioni provenienti da tutto il mondo affronteranno nel corso del raduno: "Il regime climatico nel 2012, la concentrazione di gas serra nell'atmosfera e la loro stabilizzazione, il futuro del Protocollo di Kyoto e l'implementazione degli accorsi firmati a Cancun nel 2010".
Gli ultimi eventi legati ai cambiamenti climatici, rafforzano l'idea che rispetto dell'ambiente e giustizia sociale devono sempre andare di pari passo. Lo slogan: "Per la vita della terra e nella terra" dell'ultimo Forum cattolico svoltosi in Brasile, con alcuni rappresentanti religiosi e laici di organizzazioni cattoliche, ha ribadito la necessità di lavorare e impegnarsi per la tutela del creato e per la difesa della dignità dell'uomo. L'incontro era principalmente rivolto "a tutte le forze sociali e politiche che sono disposte all'attuazione di importanti cambiamenti degli stili di vita dominanti nella nostra società".
Secondo un recente studio, chiamato "Mapping Hotspots of Climate Change and Food Insecurity in the Global Tropics" (Mappa dei punti caldi del cambiamento climatico e problemi alimentari nei Tropici), prodotto dal programma di ricerca sui cambiamenti climatici, l'agricoltura e la sicurezza alimentare (CCAFS) del CGIAR, le variazioni a livello più o meno globale del clima della Terra potranno, nei prossimi anni avere ripercussioni davvero gravi per alcune aree del nostro pianeta, come l'Africa e l'Asia meridionale, tra cui tutta l'India e alcune zone dell'Africa sub-sahariana, soprattutto nella parte occidentale. In meno di 40 anni -continua ancora lo studio - anche la Cina e l'America latina, registreranno stagioni di raccolto più corte e un clima più caldo e secco che metteranno a dura prova centinaia di milioni di persone che vivono già sotto la soglia della povertà. L'aumento della popolazione mondiale non farà che peggiorare la situazione di quelle nazioni già stremate da problemi alimentari cronici. Secondo i ricercatori, occorrerà conoscere il legame tra cambiamenti climatici, persone e luoghi per sviluppare una strategia di interventi concreti a favore dei paesi più minacciati, dove "l'arrivo di condizioni climatiche di stress potrebbe essere particolarmente disastroso e dove la sopravvivenza è fortemente legata alla sorte del raccolto regionale e delle rese del bestiame". Entro la metà degli anni 2050 - si legge ancora nel rapporto - si registrerà un aumento delle temperature massime giornaliere con effetti negativi sui raccolti di fagioli, di mais e di riso. I profughi ambientali sono milioni di persone costrette a lasciare i propri territori per le conseguenze devastanti del clima che continua a cambiare. Il loro status non è purtroppo riconosciuto dalla convenzione di Ginevra e per questo "restano tutt'ora invisibili all'interno del diritto internazionale. Eppure l'Unhcr ha stimato che nel 2050 raggiungeranno i 200 milioni di individui".
La Conferenza di Durban è un invito, dunque a prendere coscienza che i cambiamenti climatici degli ultimi anni rappresentano una vera e propria minaccia per il futuro dell'umanità ed intende fornire adeguate informazioni su questi temi e sul fondamentale ruolo che la società civile e i media dovranno avere per affrontare un problema di così grande portata e complessità e dalla cui soluzione dipende la salute dell'intero pianeta e la sopravivenza di centinaia di milioni di persone.






 
 
           

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