Don Bosco attento ai segni dei tempi

30.01.2012

Già a nove anni in quel sogno premonitore, Giovannino Bosco intravede un mondo diverso e mai conosciuto finora. I confini dei Becchi che gli avevano dato i natali, sembrano ora annullarsi in quell'immensa vallata che raccoglie una moltitudine di ragazzi, alcuni dall'aria minacciosa e quasi irreverente. Un uomo venerando, come riferirà più tardi, lo rassicura e gli addita una missione, uno stile educativo vincente: - "Non con le percosse, ma con la mansuetudine e con la carità dovrai guadagnare questi tuoi amici". Senza saperlo in quel "renditi umile, forte e robusto" c'era tutto un programma di vita, una strategia educativa che avrebbe conquistato i cuori di tanti giovani. Ora i confini si allargano all'infinito e Giovannino gioisce alla vista degli animali feroci trasformati in agnelli mansueti e festanti. Quel mondo nuovo che si spalanca d'improvviso di fronte ai suoi occhi sarà, infatti, l'inizio di una progettualità educativa a servizio dei giovani specialmente dei più poveri e abbandonati.

Prevenire il disagio giovanile è oggi una sfida alla nostra missione di educatori. I giovani parlano un linguaggio virtuale che noi adulti spesso non comprendiamo perché fatto di codici, di simboli, di relazioni nate sui network e che danno poco spazio al rapporto interpersonale. E' proprio qui che dobbiamo incontrare i nostri ragazzi per aiutarli a non perdersi nei labirinti dell'anonimato sociale, a difendere la propria identità, a passare dalla solitudine a una vita partecipativa, dalla manipolazione da parte di certi gruppi, all'impegno personale e sociale. Aiutarli a uscire dalla trappola dell'angoscia e del non senso che spinge non pochi alla marginalità sociale. 

Giudicare le intenzioni dei giovani, c'impedisce di entrare in quell'alleanza educativa che è un camminare fianco a fianco dei nostri ragazzi, un percorrere insieme la strada per la realizzazione umana. E' guidarli nelle loro scelte, nel bisogno di autenticità, esasperato a volte da forme di egoismo, di chiusura e dalla ricerca di paradisi artificiali che deludono e persino uccidono. Occorrerà, dunque recuperare il dono dell'autorevolezza mediante una relazione educativa basata sulla fiducia e la stima perché - come diceva Don Bosco - "senza affetto non c'è fiducia. Senza fiducia non c'è educazione". Accostare i giovani in quelle povertà che ostacolano lo sviluppo e distruggono le potenzialità della persona, accogliere personalità fragili e insicure, incapaci di progettualità, significa ispirarsi all'amorevolezza salesiana che è partecipazione alla vita dei giovani, é affrontare le loro problematiche e guidarli nelle scelte di vita con fermezza e dolcezza.

E allora ci chiediamo come avrebbe reagito Don Bosco di fronte a questi giovani prigionieri di un mondo che sembra ruotare attorno allo schermo di un computer? Giovani taciturni e isolati che vivono nell'anonimato. Personalità fragili alla ricerca dell'immediato che s'improvvisano esperti di chat, di navigazione in internet come per nascondere la timidezza, la paura di essere se stessi e di manifestare i propri sentimenti. Don Bosco senz'altro avrebbe puntato sul mondo delle emozioni, avrebbe privilegiato il contatto umano e il coinvolgimento personale nel processo educativo. Avrebbe allontanato, attraverso una presenza vigile e amorosa la tentazione di rifugiarsi "in una sorta di mondo parallelo, o l'eccessiva esposizione al mondo virtuale".

Nella famosa lettera del 1884 Don Bosco spiega all'antico allievo Valfrè che la confidenza "apre i cuori (dei giovani) che palesano tutto senza timore ... diventano schietti ... si prestano docili a tutto ciò che vuoi comandare colui dal quale sono certi di essere amati". L'amore è la chiave che apre i cuori anche quelli più restii e diffidenti, che cerca in ognuno di loro "un punto accessibile al bene".
Gli educatori amino ciò che piace ai giovani - scriveva Don Bosco - e i giovani ameranno ciò che piace agli educatori». Egli non avrebbe certamente negato il valore dei mezzi della comunicazione ma avrebbe aiutato i suoi ragazzi all'uso corretto e consapevole di questi strumenti e puntato su uno stile comunicativo e relazionale che aiuta a crescere, a divenire protagonisti della propria vita, a guardare le cose, le persone, gli avvenimenti e la storia con occhi critici e attenti. A non puntare sull'esteriorità ma su ciò che e profondo e duraturo per instaurare una relazione interpersonale e sviluppare la capacità di guardarsi dentro senza vivere ai margini del proprio io.






 
 
           

Microprogetti



Sostegno a distanza



Newsletter

Lascia la tua email ed iscriviti alla nostra newsletter. Riceverai periodicamente notizie sulle nostre attività e sui nuovi progetti