Una piccola storia di solidarietà

02.04.2010

Pensare ai Campi nomadi della città di Torino, nell'immaginario collettivo spesso significa disegnare scenari di degrado, di sopruso, di bassa qualità della vita.

Chi come noi da anni si aggira tra le file di camping e di roulottes e prova ad incontrare la gente senza pregiudizi, si accorge, pur non ignorando le situazioni faticose e problematiche, che anche qui è possibile tessere legami e far emergere la solidarietà.

E' nata proprio qui la piccola storia che vi vogliamo raccontare. E' la storia di Gemila, una donna Rom che conosciamo e seguiamo da anni, e dei suoi 11 figli. L'amicizia con lei si è consolidata in una circostanza molto triste, quando l'alluvione del 2000 le ha strappato dalle braccia Alessia, la sua bimba di 4 anni e il fiume l' ha trascinata per chilometri e chilometri lungo il suo corso.

Perché parlare di lei a distanza di tanto tempo ?... Gemila non c'è più ... un infarto l' ha stroncata e ha lasciato al campo sosta la sua famiglia nella quale cinque bimbi hanno meno di 11 anni.

E' stato naturale per i servizi sociali del nostro territorio chiedere al Vides Main di condividere questa situazione e di trovare insieme un'opportunità per assicurare cure, vicinanza e affetto soprattutto ai più piccoli. Ci siamo messi i loro nomi nel cuore e Barbara, Miriana, Sloby hanno incominciato a far parte della nostra vita e dei nostri pensieri. Dopo aver pregato e consultato i nostri esperti preferiti - Don Bosco e Madre Mazzarello - lo strumento che ci è sembrato più adatto è stato quello di un progetto che portiamo avanti con il Comune di Torino e che ha un titolo significativo: "Dare una famiglia ad un'altra famiglia". In sintesi esso prevede che un nucleo familiare solido ed aperto, sostenuto da un'associazione accreditata presso il Comune stesso, accetti di camminare a fianco di un altro nucleo più fragile e che fatica a vivere serenamente il suo quotidiano.

Quando dal piano delle idee siamo passati alla loro realizzazione, ci siamo resi conto che non sarebbe stato così facile trovare una famiglia disposta a mettersi in relazione e ad assumersi i problemi di un nucleo Rom, appartenente ad una cultura i cui aspetti positivi sono ancora tutti da scoprire. La fantasia di Dio però è stata più grande della nostra. Abbiamo scelto di parlare di questa necessità alle numerosissime mamme che ogni giorno vengono alla Finestrella e che condividono con noi un tratto della loro storia, spesso difficile e pesante. Incredibilmente due mamme del Marocco hanno accolto con entusiasmo la nostra proposta: una si sarebbe occupata di Miriana, la più grande, l'altra di Barbara e di Sloby.

 

È vero che il nostro Dio è il Dio delle sorprese, è vero che partire dalle risorse delle persone più che dai problemi è vincente, è vero che il senso della maternità appartiene a tutte le culture e che se un ambiente vive con profondità lo spirito di famiglia può diventare contagioso e aiutare anche chi fa fatica ad aprirsi alla solidarietà.

 

I bambini, ora, hanno di nuovo una mamma che li aspetta davanti a scuola, li accompagna al Vides, li segue nei compiti e gioca con loro, a volte li invita a pranzo, si preoccupa della loro salute, li fa sentire importanti. Non rischiano però di dimenticare le loro radici perché alla sera tornano al Campo Sosta dove li attendono il papà e i fratelli più grandi che hanno superato la paura di perderli e da quando sanno di poter contare su qualcuno riescono a sopportare meglio il loro grande dolore.

E' un'esperienza quotidiana che il Vides Main ha sentito il desiderio di condividere.

E' cominciato così un percorso di integrazione inaspettato, un dialogo tra culture lontane, quella araba e quella dell'ex Jugoslavia, fatto di gesti, di attenzioni e di premure.

 






 
 
           

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