Il volto della missionarietà

03.03.2010

Il VIDES-ITALIA fa suo l'invito lanciato dal Rettor Maggiore dei salesiani Don Pascual Chàvez nella Strenna di quest'anno: "Signore, vogliamo vedere Gesù" ad imitazione di Don Rua, come discepoli autentici e apostoli appassionati, port(are) il Vangelo ai giovani."
L'evangelizzazione dei giovani deve partire dalle situazioni concrete in cui essi si trovano, con un'attenzione particolare alla loro cultura, ed è su questa linea che il VIDES, sull'esempio di Don Bosco, vuole camminare.

La missionarietà è particolarmente viva oggi, continua il Rettor Maggiore, perché il mondo è tornato ad essere "terra di missione". D'altra parte, oggi c'è una maniera diversa di concepire la missionarietà, di realizzare la "missio ad gentes".
Essa si attua nel rispetto dei diversi ambienti culturali, in dialogo con le altre confessioni cristiane e le diverse religioni, e c'impegna nella promozione umana e nella lievitazione della cultura.
L'evangelizzazione richiede attenzione ai vari contesti culturali.
L'urgenza di portare l'annuncio del Signore Risorto ci spinge a confrontarci con situazioni che risuonano in noi come appello e preoccupazione: i popoli non ancora evangelizzati, il secolarismo che minaccia terre di antica tradizione cristiana, il fenomeno delle migrazioni, le nuove drammatiche forme di povertà e di violenza, la diffusione di movimenti e sette.
Ogni contesto presenta le sue proprie sfide all'annuncio del vangelo.

Ci sentiamo interpellati anche da alcune opportunità, quali il dialogo ecumenico, interreligioso e interculturale, la nuova sensibilità per la pace, per la tutela dei diritti umani e per la custodia del creato, le tante espressioni di solidarietà e di volontariato.
Questi elementi, riconosciuti dalle Esortazioni Apostoliche a seguito dei Sinodi continentali, ci impegnano a trovare nuove vie per comunicare il Vangelo di Gesù Cristo nel rispetto e nella valorizzazione delle culture locali.

Veramente non c'è niente di più bello che incontrare e comunicare Cristo a tutti»
(Benedetto XVI). 






 
 
           

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