Il significato del dialogo interreligioso

18.01.2013

Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

Dialogare ci permette di entrare in una dimensione interpersonale con un tu che rispettiamo nella sua unicità e diversità. Con il dialogo ci spalanchiamo all'immensa ricchezza dell'altro da accogliere e valorizzare.
Pregare per l'unità dei cristiani significa anche e soprattutto dialogare con tutte le culture e religioni senza pregiudizi o rivalità. Perché - come scrive Panikkar nel suo libro, L'incontro indispensabile. Dialogo delle religioni - "Il dialogo interreligioso è qualcosa di vitale (...) è un processo continuo. Il suo scopo non è di arrivare alla completa unanimità o di mischiare tutte le religioni, ma piuttosto è comunicazione, simpatia, amore, complementarità polare".
L'ascolto è alla base del dialogo interreligioso perché è attraverso l'ascolto che si raggiunge la comunione. Non si può chiedere a nessuno di rinunciare alla propria identità religiosa o culturale in nome di una visione parziale della realtà, di una ‘separatività' che genera diffidenza o, peggio conflitto. Occorre invece abbracciare quanto di bello e a volte di sconcertante c'è nell'altro, nel suo modo di sentire o di percepire la realtà, di pregare o di credere in un Qualcuno sempre onnipresente e meravigliosamente vivo.
Dialogo interreligioso non vuol dire appartenere alla stessa religione o pregare lo stesso Dio ma rapportarsi con un "Fondamento ultimo e assoluto", vivere in una dimensione dialogica dove ogni essere umano è in armonia con se stesso e con l'Universo.
Il riconoscimento della dignità dell'altro è un altro pilastro sul quale si costruisce il dialogo interreligioso.
Le barriere sono cadute grazie alla globalizzazione ma guai a confondere o annullare quei confini che ci rendono singolari. Proprio come i colori di una tavolozza dove tonalità diverse si fondono in armonia. Esaltare un colore a discapito di un altro significherebbe rompere l'equilibrio cosmico che tiene in vita l'universo, non dare spazio a questa energia vitale significherebbe precipitare nel vuoto, nel limbo dei senza volto.
La diversità religiosa non deve farci paura perché come ha scritto qualcuno - "la paura dell'altro è parte integrante soltanto degli spiriti mediocri, che non sanno vedere al di là del proprio naso".
Il dialogo interreligioso se è davvero autentico deve aiutarci a trovare e a esprimere la nostra originalità e quella degli altri. La libertà è l'humus adatto per dialogare ed essere solidali, non conta avere il primato della verità o fare proseliti con crociate anacronistiche e disumanizzanti ma "insistere sulla libertà di coscienza, sul primato della persona (...), battersi contro le tendenze dell'individualismo".
Il dialogo interreligioso ci chiede di entrare nella mischia non per confonderci ma per relazionarci con un "tu differente", per decifrare il linguaggio universale dell'amore con i codici dell'accoglienza e dello stupore.
Il dialogo interreligioso è fatto di luci e di ombre e di fragilità, di contraddizioni e di incoerenze ma alla base c'è sempre la ricerca più o meno consapevole della verità e del senso ultimo della vita. Una tensione verso la propria umanizzazione, "un desiderio di realizzazione di sé oltre il limiti del proprio essere attuale". (...). Alla luce di questa realtà, i miti e i simboli religiosi di tutte le culture umane possono e debbono essere letti ad un livello più profondo di quanto facciano normalmente le scienze empiriche. Essi non sono solo espressioni di 'bisogni sociali', come sono spesso definiti nelle scienze empiriche, ma ben di più, essi sono espressioni del cammino dell'umanità".
Dialogo interreligioso significa "uscire dalle vecchie polemiche auto-centriche e autoreferenziali in cui ogni religione si poneva in una posizione di difesa ed di attacco per provare la propria verità contro quella degli altri, partendo in genere con uno sguardo negativo, o per lo meno molto distorto e parziale, della religione dell'avversario. Sarebbe tempo ormai che con spirito libero ognuno cerchi di conoscere la 'verità ' dell'altro, cioè come questi si vive e si auto-comprende nella sua esperienza religiosa, per poi mettersi in un atteggiamento di comune discernimento per scoprire insieme la verità più vera e più comprensiva. Dialogare significa sempre anche camminare insieme e cercare insieme la verità totale".






 
 
           

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